Cosa fare se il tuo beagle soffre di ansia da separazione

Il tuo beagle piange, ulula, sbava quando lo lasci solo? È ansia da separazione, purtroppo ne soffre anche Ariel, come molti cani. Tanti beagle ne soffrono, forse perché selezionati per lavorare in muta o per la loro estrema sensibilità. Vi racconto come la gestiamo, da dove siamo partiti e dove siamo arrivati.

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Questo è il primo di una serie di articoli che, invece di raccontare degli episodi di vita con Ariel, ne raccontano un aspetto in particolare cercando di dare qualche consiglio a chi incontra gli stessi problemi.

Sin dalla prima notte a casa, Ariel ha mostrato problemi di ansia da separazione infatti ogni volta che si svegliava piangeva e dovevamo andare a calmarla per farla riaddormentare. Non conoscevo il problema, quindi non ho preso le giuste contromisure sin da subito.

Crescendo i sintomi del problema erano sempre più evidenti: Ariel stava in giardino durante la nostra assenza di giorno e ogni giorno la persiana della finestra subiva un nuovo danno. Siamo arrivati al punto che si agitava talmente tanto quando era sola che trovavamo un cospicuo strato di bava vicino la finestra quando rientravamo dal lavoro la sera.

Inizialmente abbiamo provato a lavorare sul “giardino”, cercando di renderle l’ambiente piacevole facendola giocare e creando situazioni positive. Ad esempio organizzavamo ricerche di bocconcini nella zona della cuccia e nei suoi paraggi. Il problema non era però solo l’ambiente, ma la sofferenza dovuta alla solitudine. I problemi di ansia da separazione sono ulteriormente peggiorati dopo la fuga in montagna e abbiamo provato quindi a farla dormire e a tenerla in casa durante la nostra assenza. L’abbiamo limitata in una zona della casa tramite un cancelletto per bambini poiché, in assenza di porte, altrimenti avrebbe avuto tutta la casa a disposizione e soprattutto il tanto agognato divano.

L’ansia è migliorata anche se inizialmente Ariel non accettava la limitazione e più volte è riuscita ad abbattere il cancello e a far scattare l’allarme che rilevava movimenti in sala (dove Ariel non doveva andare…). Una volta, durante una mia trasferta, mia moglie è dovuta tornare anche a casa dal lavoro perché era scattato l’allarme… Alla fine siamo riusciti a sistemare il cancelletto “a prova di Beagle” e Ariel alla fine si è rassegnata. Stando in casa, probabilmente sentendo il nostro odore, l’ansia da separazione è diminuita notevolmente e l’unico momento critico è il momento del distacco, che cerchiamo di superare lasciandole degli ossi in pelle di bufalo (o similari) o kong da rosicchiare e leccare cosi da poter sfogare la sua frustazione.

Ad oggi sono passati circa 2 anni da quando Ariel dorme dentro casa e resta in casa in nostra assenza e riusciamo a metterla nel suo spazio senza più lasciarle neanche giochi o biscotti. Una volta chiusa però dobbiamo uscire abbastanza celermente altrimenti se sente le nostre voci ancora in casa, va in ansia e guaisce. Quando torniamo comunque è rilassata sul suo cuscino e non troviamo più bava sul pavimento.

Studiando un po’ di articoli online e libri sull’educazione dei cani, gli esperti consigliano di abituare i cuccioli sin da subito a brevi periodi in solitudine, ad esempio uscire dalla stanza e tornare dopo 1 minuto all’inizio e poi allungare sempre più i tempi in modo che il cucciolo impari che il proprietario torna e resta tranquillo. Un altro metodo, per i cuccioli che guaiscono durante la solitudine, è tornare nella stanza solo quando il cucciolo si è calmato, in modo che non associ il ritorno del proprietario come risultato del suo pianto e anzi lo associ al suo stato di calma: “se sono calmo, papà torna da me”. Se associa “se guaisco, papà torna da me” sono guai. Noi abbiamo affrontato il problema tardi, Ariel era già cresciuta e non siamo riusciti ad applicarli perché Ariel poteva sfondare le porte senza calmarsi…

Abbiamo provato anche con gli spray e i collari con gli ormoni calmanti, qualche risultato l’hanno avuto ma bastava non usarli più e il problema si acuiva di nuovo.

Questo articolo non ha la pretesa di risolvere i problemi di ansia da separazione (solo un educatore professionista può darvi i consigli adatti al vostro cane), ma la nostra “dolorosa” esperienza magari può essere di aiuto a qualcuno. Quindi il messaggio è “L’ansia da separazione si può gestire, ma richiede tanta dedizione”.

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